I bambini? «È illusorio credere di proteggerli» L'11 settembre? «A Londra gli attentati ci sono da più di 20 anni». La pace? «Spiacente, non durerà» Le donne italiane? «Spaventoso che non facciano più figli»...
di Alessandro Zaccuri
Sarà anche nata in Iran, quando però il Paese si chiamava ancora Persia. E avrà anche vissuto a lungo in Zimbabwe, quando sulle carte geografiche quel pezzo di Sudafrica figurava come Rhodesia. Ma oggi, a 85 anni, Doris Lessing è una perfetta, amabile e spietata nonnina inglese.
«Lo so, sono una vecchia cinica», minaccia sorridente davanti ai giornalisti che l'attendono al Festivaletteratura. Dell'educazione britannica contro la quale si è più volte ribellata - prima attraverso il comunismo, poi mediante il femminismo, sempre e comunque con gli strumenti della letteratura - ha conservato, se non altro, l'abilità di usare lo stiletto come un cucchiaino da the. Chiede se desideri altro zucchero e intanto ti sta pugnalando al cuore. Se ne accorge chi, dalla piccola platea di cronisti, le chiede una dichiarazione che possa essere adoperata a favore delle due volontarie italiane sequestrate in Iraq. «Un mio contributo sarebbe del tutto privo di utilità - scandisce celestiale -. I rapitori hanno il culto della violenza e di sicuro non si lasciano commuovere dagli appelli. Scusatemi, ma non mi sembra il caso di cedere al sentimentalismo».
Sentimentalista mai, Doris Lessing, anche se da sempre i sentimenti hanno grande spazio nei suoi libri. La conferma viene dall'ultima raccolta di racconti, intitolata appunto Le nonne (Feltrinelli), e da Mara e Dann, un romanzo fantastico datato 1999 e appena tradotto da Fanucci. Da una parte si parla della condizione degli anziani, dall'altra del coraggio dei bambini, ma sarebbe inutile farsi illusioni. Via i fazzoletti, guardiamo in faccia la realtà. Vogliamo cominciare dagli anziani? «La nostra è ancora una mentalità tribale - risponde Doris Lessing -, "noi" siamo nel giusto e "loro", gli altri, hanno torto. "Loro", in questo caso, sono i vecchi, sempre presentati come deboli, sciocchi, insicuri. Tutto dipende dalle as pettative, sociali e personali. In Pakistan ho incontrato donne che avrebbero potuto essere mie figlie e invece sembravano mie trisavole, perché questo ci si aspettava da loro. E in Gran Bretagna, al contrario, ho conosciuto persone che avevano deciso di invecchiare a dispetto dell'anagrafe: era un modo per evitare la lotta, per nascondersi, con l'illusione, forse, di non soffrire più».
Passiamo ai bambini? «Sanno essere coraggiosissimi, quando ce n'è bisogno, ma in questo non fanno eccezione rispetto al resto dell'umanità. Siamo stati partoriti dalla crisi e dalla catastrofe, per tutti noi il coraggio è una scelta obbligata. Quello che non riesco a capire, piuttosto, è l'eccesso di preoccupazione nei confronti dell'infanzia. Ci illudiamo di poter proteggere i bambini, ma è un'impresa impossibile. Gli ultimi cinquant'anni di storia europea, infatti, rappresentano un'eccezione, non la regola. Non abbiamo mai avuto periodi di pace così prolungati. Spiacente di dirlo, ma non durerà».
Neanche l'anniversario dell'11 settembre riesce a intenerire la scrittrice. «La Gran Bretagna - ricorda - convive da decenni con le azioni terroristiche dell'Ira. Una ventina d'anni fa, per esempio, l'intero governo Thatcher rischiò di essere spazzato via da un attentato. A Londra il crollo delle Torri Gemelle ha avuto un impatto molto meno drammatico di quanto sia avvenuto negli Stati Uniti. Che restano uno strano Paese: tollerano un altissimo tasso di violenza al loro interno, ma diventano isterici se l'attacco proviene dall'esterno».
Qualcuno prova a ricordare il titolo di un celebre romanzo della Lessing anni Ottanta, La brava terrorista, ma il tentativo è respinto con perdite: «Era una definizione ironica, non so se mi spiego. Per un certo periodo ho fatto parte anch'io di quel tipo di sinistra, pronta a sterminare milioni di nemici del popolo e nello stesso tempo capace di commuoversi per il destino delle balene. Una contraddizione che mi sembrava interessante esplorare. Molti militanti dei movimenti estremisti e perfino alcuni ex terroristi si sono riconosciuti nei personaggi del libro, mi hanno scritto per confermare che sì, era proprio così. Poi, una volta tornati in libertà, sono andati a lavorare in posta, a fare gli operai o gli impiegati. Credo che, fin dall'inizio, avessero seri problemi di identità. Ma sono anche convinta che le guerre non finiscano mai all'improvviso, che la violenza e l'ideologia continuino a lavorare per molto tempo sottotraccia o, meglio, nel sottosuolo. Sta succedendo in Iraq e in Palestina, forse accadde anche da voi all'epoca delle Brigate rosse».
I giornalisti, a questo punto, si giocano il tutto per tutto: Doris Lessing e l'Italia, come la mettiamo? «Non saprei: sento dire che avete molti problemi, ma ogni volta che arrivo nel vostro Paese mi sembra di essere in paradiso. C'è un fatto, però, che non capisco. In Italia, a quanto ne so, le ragazze hanno una gran voglia di trovare marito, ma poi, quando si sposano, non fanno più figli. Una scelta che trovo spaventosa. A meno che non abbia ragione Kurt Vonnegut: le donne smettono di diventare madri, dice, perché vogliono impedire alla guerra di portar via i loro figli».
Ancora zucchero? Un'altra tazza di the?
[da L'Avvenire]