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I Miserabili
GIORNALE DI LETTERATURA E MONDO FONDATO DA GIUSEPPE GENNA NEL 2002
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Intervista a Jim Shepard

Jim Shepard è un narratore straordinario, che merita in Italia un'attenzione maggiore di quella riservatagli finora. A mio parere, il suo racconto Tedford e il Megalodon, che apre La super raccolta di storie di avventura, curata da Chabon per McSweeney's di Eggers, è il punto più alto dell'intera antologia. La sua raccolta Love and Hydrogen (di cui un racconto, Mortalità dei genitori, tradotto dal sottoscritto, apparirà in Italia sul prossimo numero della rivista Carmilla), restituisce alla narrativa contemporanea un autentico maestro della narrazione breve. Nosferatu in love, l'incredibile romanzo che stravolge il lettore nel fare esplodere la vita misteriosa di Murnau, sarà prossimamente pubblicato per Mondadori. Project X, sorta di Elephant narrativo, è il suo ultimo libro: una catabasi negli abissi del male in cui si agitano le fantasie degli adolescenti americani. Su quest'ultimo romanzo, pubblico un'intervista a Shepard.

La strage di Columbine potrebbe apparire come il referente più immediato per approcciare Project X, ma è anche vero che l'alienazione che tratteggi nel romanzo dovrebbe risuonare familiare anche a lettori meno giovani, che ricordino i periodi trascorsi nelle scuole superiori. Quanto è sottile la linea che separa Columbine dalla vita nelle scuole di decenni prima?

In effetti Project X si basa più sulla mia esperienza scolastica che sulle ricerche effettuate sopra la strage di Columbine. Il livello dell'alienazione e del disagio e della disperazione che ho sperimentato al liceo rivaleggia, se non surclassa, ciò che ho immaginato sia successo a Columbine. Le nostre superiori traboccano di ragazzi le cui fantasie sono estremamente sedotte da quelle di Klebold e Harris, i killer di Columbine. Penso che diversi tipi di fattori debbano interlacciarsi per dare vita a incidenti come quello di Columbine: determinate modalità di alienazione, determinate tipologie di isolamento, accesso all'acquisto di armi automatiche, e così via. Il che, fortunatamente, accade molto di rado.

Come hanno reagito alla tua presenza i ragazzi delle scuole in cui hai effettuato le ricerche per il tuo libro?

Per i primi dieci minuti del primo giorno in cui mi presentavo nel liceo costituivo l'unica fonte di attrazione. Poi la maggior parte dei ragazzi si scordava del tutto di me.

Ci sono state reazioni da parte degli insegnanti al ritratto devastante che fai del mondo della scuola?

Gli insegnanti hanno reagito in modi molto diversi. Hanno tutti apprezzato il tentativo di non giudicare né condannare nessuno degli attori, individuali o di gruppo, che determinano le scelte e i comportamenti dei ragazzi. Alcuni docenti, però, sono rimasti molto feriti dalla rappresentazione che ho dato del disastro del sistema educativo americano. C'è stata addirittura un'insegnante che mi ha detto di avere insegnato in un liceo dove regnava una gerarchia ancora più violenta e mostruosa di quella che ho descritto nel libro, e che includeva per esempio le gang che, in Project X, non appaiono.

Hai un figlio che ha l'età del protagonista del romanzo. Come ti senti all'idea che legga il libro?

Fortunatamente mio figlio è ancora troppo piccolo per andare al liceo, ha soltanto dodici anni. Mentre spero che non partecipi mai a violenze simili a quelle che ho rappresentato, credo che però possa trarre un vantaggio dal leggere dell'intensità dell'infelicità e del disagio di cui ho scritto. Se non servirà a rassicurarlo, confido che almeno possa insegnargli fino a che punto i suoi coetanei possono sentirsi male in maniera apocalittica.

Come sei riuscito a trovare la 'voce' per questo romanzo? Quando ti sei convinto che la 'voce' era quella più giusta?

Proprio la 'voce' è ciò che ha dato inizio al libro, all'intero progetto. E' sempre così, inizia sempre con la voce di qualcuno che mi parla da dentro. Una commistione instabile tra ciò che sono io, ciò che sono stato e ciò che immagino. In questo caso, il narratore mi è apparso come uno più adulto e alienato del protagonista di un racconto in Love and Hydrogen, "Tracimi l'anima tua sulla mia infame dannazione". E quando questa voce ha iniziato a dettare in maniera immediata e potente dove e come dovevo muovermi - ecco, quello è stato il momento in cui mi è stato chiaro che avevo trovato il narratore del mio nuovo romanzo.




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Mercoledì 25 Agosto 2004

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