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I Miserabili
GIORNALE DI LETTERATURA E MONDO FONDATO DA GIUSEPPE GENNA NEL 2002
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GMR recensito sul Sole 24ore

sole.gifLA VERITA' D'ITALIA CON TUTTI I LIMITI DELLA FINZIONE
di Giovanni Pacchiano

GMR_coverbig-thumb2.gifPrima di iniziare la lettura di un libro, abbiamo l'abitudine di guardare il risvolto di copertina. Si apprendono tante cose edificanti dai risvolti. Eccoci, dunque, di fronte al nuovo thriller di Giuseppe Genna, Grande Madre Rossa, un'altra vicenda dell'ispettore Lopez (cfr. i precedenti Nel nome di Ishmael e Non toccare la pelle del drago). Bene, vediamo il lungo e articolato risvolto di copertina che si conclude così: "Thriller vorticoso e multilivello" (sic!), "Grande Madre Rossa è un proiettile fatto di suspence, sparato da Genna al cuore dei segreti di Stato".
"I segreti di Stato". Del nostro Stato, dell'Italia di oggi, siamo tenuti a pensare. Finalmente un autore coraggioso, uno che le canta tutte. Ci sentiamo rinfrancati. Ora, finalmente, per merito di questo proiettile, cartaceo ma devastante, apprenderemo molte verità. E così cominciamo la lettura.

Per trovarci di fronte a una "Nota", posta a guisa di premessa. Che occorrerà (ci scusiamo col lettore) riportare tutta: "Le vicende qui narrate sono finzioni letterarie al 100 per cento. In esse compaiono nomi di persone e circostanze 'reali' in qualità di pure occasioni narrative. I nomi di aziende, strutture istituzionali, media e personaggi politici vengono utilizzati soltanto al fine di denotare figure, immagini e sostanze dei sogni collettivi che sono stati formulati intorno a essi, e si riferiscono quindi a un àmbito mitologico che non ha nulla a che vedere con informazioni od opinioni circa la verità storica effettiva degli avvenimenti o delle persone - in vita o scomparse - su cui questo romanzo elabora una pura fantasia". Sogni collettivi. Ambito mitologico. Pura fantasia. Tutto chiaro? Altro che proiettile sparato al cuore dei segreti di Stato.
Sta qui, dunque, il limite del libro: nell'indicazione preliminare, da parte dell'autore, di una chiave di lettura (contrastante col risvolto) che lo depotenzia. Rendendo irrilevante l'impatto drammatico di una materia rappresentata in cui il lettore s'invischia, essendo riconoscibili diversi elementi di realtà. Come, insomma, ci si può trovare di fronte a chi butta il sasso nascondendo poi la mano. Avrà davvero gettato la pietra? No, risponde l'autore, si tratta di un sogno. Anche per ciò che riguarda, di conseguenza, dettagli concretissimi, come il rifacimento della Scala, il teatro dei milanesi, su cui nel libro si esprimono riserve. A questo punto, da leggersi, ovviamente, in ambito mitologico. Come sono mitologia i segreti dello Stato e quelli del palazzo di Giustizia. Via, è un romanzo...
Proprio al Palazzo di Giustizia di Milano prende l'avvio la trama. Con l'esplosione di un ordigno ad altissimo potenziale che lo rade al suolo. Facendo crollare anche molti edifici intorno. Una sorta di replica dell'11 settembre, insomma. Tocca a Lopez cercare i colpevoli (terroristi arabi? vetero o neo-brigatisti? o chi altro?). Ma gli tocca anche appurare se nelle viscere del Palazzo sia nascosto quello "Schedario" di cui tanto si parla, la raccolta delle carte contenenti le inchieste più scottanti, tali da mandare in crisi i poteri dello Stato. Ammesso che sia mai esistito. O sia finito nelle mani di qualcuno pronto a servirsene. Questo, in breve, il filo di una storia fitta di personaggi e imprevisti.
Certo, Genna sa descrivere come pochi la tetra, grigia Milano, specialmente quella delle periferie. E ha il suo exploit narrativo nella magnifica, mortuaria scena ambientata nelle viscere del Cimitero monumentale. Il suo limite, se mai, oltre a quello già espresso più sopra, sta nella tentazione del manierismo. Con frequenti inserti di uno stile brevissimo, singhiozzante, e con continui a capo; fortemente ripetitivo. Né ci può appagare il finale aperto: c'è qualcuno, un "cattivo", che fugge su un "Tupolev del '72", per chissà dove, dopo aver fatto disastri; e, per dirla volgarmente, tanti saluti al lettore. Par di capire che ci potrebbe essere un seguito. Non ci resta che aspettare.




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Domenica 4 Luglio 2004

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