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Giulio Mozzi su 'Grande Madre Rossa'
di Giulio Mozzi
Ho letto nei giorni scorsi, mentre stavo lì alla Corte ospitale, il nuovo romanzo di Giuseppe Genna: Grande Madre Rossa (materiali vari su Gmr li trovate in abbondanza in Miserabili, il blog di Genna; e precisamente qui; Genna ha anche allestito un sito apposito). Ora, Gmr è sostanzialmente un thrillerone, si fa leggere di corsa, è assai godibile, quando arrivi all’ultima pagina non puoi fare a meno di alzare gli occhi e dire a te stesso: “Mah! Che storia!…”; eccetera.
D’altra parte, Gmr è un romanzo che comincia con l’esplosione del Palazzo di Giustizia di Milano (e il crollo di vari edifici attorno) e finisce con la messa a ferro e fuoco dell’Italia da parte di un misteriosissimo gruppo eversivo il cui nome è, appunto, Grande Madre Rossa.
A me, di tutta questa storia, tutto sommato importa poco. Che agenti più o meno segreti vengano spediti a rovistare tra le macerie del Palazzo di Giustizia a caccia di un misterioso Schedario contenente la documentazione di tutte le malefatte degli uomini e delle organizzazioni che hanno controllata l’Italia negli ultimi cinquant’anni: be’, mi sembra addirittura ovvio. Che l’esplosione del Palazzo avvenga proprio nel momento in cui un Personaggio Che Aveva Intuito Qualcosa tenta un aggancio con i servizi più o meno segreti, mi sembra molto logico e molto funzionale allo sviluppo della storia; eccetera eccetera. Ma sarebbe come criticare Manzoni perché alla fine dei Promessi sposi i promessi sposi si sposano, o Beckett perché alla fina di Aspettando Godot il signor Godot non si palesa. Non si possono rimproverare a una narrazione le sue regole interne. Si può senz’altro dire: a me questa roba non interessa, non è il mio pane. Ma se pensate che questa roba vi interessi, se siete lettori adatti a questa roba, se vi divertite con la paura, se volete divertirvi, potete leggervi questo romanzone e vi divertirete. E magari, se vi capiterà di dover andare a Milano in Palazzo di Giustizia, avrete un’esitazione nel varcare la soglia.
Ciò detto, la cosa che interessa a me è un’altra. Il gruppo Grande Madre Rossa, così si racconta nel libro, esiste da tredici anni. Per tredici anni non ha mai compiuta nessuna azione visibile. Grande Madre Rossa esiste per compiere un’azione, un’unica azione (articolata in una serie di attentati che si susseguono automaticamente), e poi basta. Poi può anche estinguersi. A me, l’idea che ci sia qualcuno che lavora nel silenzio, coperto da tranquille vite borghesi, manageriali, imprenditoriali (vite da Milano 2, dice il libro), progettando con somma segretezza e somma calma la Distruzione; e che questo qualcuno non abbia alcuna intenzione di intervenire dopo la Distruzione, ma preferisca (a modo suo, è un atto d’amore vero) addirittura scomparire, per lasciare che le vere protagoniste della storia, le masse, liberate dalla Distruzione, facciano quel che hanno da fare: be, a me sembra un’idea poetica.
Di che cosa parla dunque il libro di Giuseppe Genna? Rispondo: parla di letteratura. Espone un progetto letterario. La cosa divertente è che la letteratura, oggi come oggi, conta così poco, che è possibile proporre un’azione eversiva direttamente dall’interno della casa editrice tendenzialmente monopolistica: ed è possibile parlarne a chiare lettere senza che nessuno ascolti davvero, senza che nessuno si accorga.
E qual è questo progetto eversivo? Be’, la prova generale c’è già stata. Per il resto, ne parliamo tra tredici anni.
Pubblicato da Giuseppe Genna , il Mercoledì 30 Giugno 2004
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