di Domenico Catagnano
[da TGcom.it]
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Benvenuti nell'apocalisse. Benvenuti nella Milano di Giuseppe Genna.
Grande madre rossa inizia col boato. Inimmaginabile, cupo, tremendo. Hanno fatto saltare il Palazzo di Giustizia. Più di mille morti. Una strage. Inconcepibile, ma dopo l'11 settembre cosa potrebbe più stupirci?
Si pensa subito agli islamici. Troppo facile, scontato. C'è dell'altro, c'è qualcosa di grosso. C'è lo schedario, l'immenso schedario sotto al palazzo, dove sono nascosti i segreti italiani
C'è tutto.
C'è Moro, c'è la P2, ci sono le stragi di stato.
Perfino Cogne. Ci pensate? Cogne.
Una bomba per scoperchiare lo schedario. Una pista. A batterla Guido Lopez, l'ispettore di polizia che già aveva vissuto la Milano di Catrame, di Ishmael e di Non toccare la pelle del drago. La Milano degli altri tre libri di Genna.
Ma lo schedario è solo una delle piste, perché c'è dell'altro. C'è la Grande madre rossa, c'è un piano europeo, c'è una rivoluzione partita da lontano da portare avanti.
Con le bombe.
Con il terrore.
Con i morti.
Genna macina le sue pagine con la tensione di chi si trova nel traffico di Milano all'ora di punta. A volte si muove nervosamente, altre volte fila, altre ancora sembra cercare la strada più lunga, all'improvviso però imbocca una scorciatoia. Guida irregolare. E arriva alla meta nella maniera che non ti aspetti. Non perde il controllo del mezzo, ma in alcuni momenti fa dei giri strani. Non convince del tutto. O meglio convincerebbe di più se prima non ci fosse stato Nel nome di Ishmael.
Ishmael, un'entità fuori dal tempo, un'indagine che scorre nel tempo. Comincia nel 1962, dal caso Mattei. L'inchiesta si muove in parallelo, due storie si intrecciano a quarant'anni l'una dall'altra. Nel nome di Ishmael.
Grande madre rossa ricalca quel solco. E può stupire davvero chi lo intraprende per la prima volta. Ma non chi conosce Genna da tempo. Peccato.
Lo stile però è sempre quello.
Diretto.
Conciso.
Secco.
A tratti agghiacciante.
Periodi brevi. Spezzati. Poche virgole. Tanti punti. Una calamita.
Uno stile che abbiamo imitato scrivendo queste righe. Solo imitato. Forse anche male.
L'originale è meglio.
Fidatevi.