di Dominique Manotti
[da il Manifesto, 12.2.04]
Martedì scorso Cesare Battisti, che vive e lavora in Francia dove pubblica libri gialli, è stato arrestato a Parigi e ora attende di essere estradato in Italia dove è già stato condannato per alcuni omicidi legati alla situazione politica e sociale degli anni di piombo. L'altroieri, mercoledì, insieme ai suoi avvocati e editori, alcuni suoi amici e circoli intellettuali hanno cominciato a vedersi per chiedere la sua scarcerazione. Certo, si tratta di una mobilitazione ancora limitata, l'intelighentia francese non è più quella degli anni 60 e 70 ma sentiamo che è ancora viva. Perché voglio difendere Battisti? Per delle ragioni che attengono in primo luogo a ciò che lui è oggi: un uomo che affronta il suo passato. Non è un pentito, né un uomo che si è convertito al berlusconismo, neppure uno che - dopo aver vissuto gli anni di piombo - adesso parla d'altro. E francamente non è facile affrontare il proprio passato quando è stato violento. Penso, ad esempio, all'enorme silenzio che in Francia si è abbattuto sui collaborazionisti negli anni che hanno seguito la Liberazione. La possibilità di fare i nostri conti con gli anni di piombo, passa anche dalla lettura dei libri di Battisti.
Di lui apprezzo la passione con cui si scontra con la scrittura. Non è un mondano che si pavoneggia nei salotti (e Dio sa se in Francia la tentazione è forte). Ma uno scrittore che lavora, si riscrive, migliora lo stile con argomenti sempre più penetranti e poco alla volta costruisce un'opera. Ma ci sono anche ragioni più generali. Difendo Battisti contro il delirio autoritario e poliziesco che ha invaso il mio paese, contro la sete di vendetta, l'esigenza di pene «esemplari» e ben presto, senza dubbio, se l'Europa non pone dei limiti, il ritorno della pena di morte. Occorre tener fermo il principio secondo il quale ogni individuo deve aver diritto a una seconda occasione. E ci sono pochi esempi di seconda occasione così riusciti come la vita di Battisti in Francia. Non è escluso che proprio per questo il governo francese se la prenda con lui. Berlusconi avrà pure le sue ragioni per chiedere le estradizioni, ma perché il tandem Sarkozy (polizia) Perben (giustizia) gli obbediscono? Battisti è stato arrestato il giorno in cui in Francia i deputati hanno approvato una nuova legge di riordino della giustizia. Una legge che cambia profondamente le fondamenta istituzionali di questo paese. La Francia, che ha sempre avuto forti tendenze autoritarie nascoste dietro un discorso sui diritti dell'uomo che spesso è di facciata o riservato ai soli casi che si verificano all'estero, è entrata in un vero e proprio regime nel quale i poteri della polizia sfuggono al controllo giudiziario e sfuggiranno ben presto a ogni forma di controllo, compreso quello politico. In un simile regime la presenza di Battisti è difficilmente sopportabile. Anche se non si tratta di una presenza pericolosa, esaspera i poliziotti per i quali non c'è che un posto per una persona condannata per omicidio, la galera. Se non tre metri sotto terra. Tantopiù per un uomo che nei suoi romanzi continua a parlare degli anni piombo...
Sarkozy, il ministro di polizia, ha recentemente confidato ad alcuni giornalisti la sua ammirazione per Berlusconi, per il suo passato di imprenditore e il suo percorso politico. Nella decomposizione dei sistemi democratici non abbiamo ancora toccato il fondo. Nel frattempo vogliamo che Cesare resti con noi. Non dobbiamo mollare.
Dominique Manotti è un’autrice di noir e polizieschi molto nota in Francia. Nata a Parigi, abita oggi nel 19° “arrondissement”. Ha compiuto gli studi alla Sorbona, ed attualmente insegna Storia Economica Contemporanea all’Università di Saint Denis. Alla fine degli anni ’70 abbandona per un periodo l’insegnamento, per dedicarsi all’attività sindacale, che seguirà per cinque anni. Approda alla narrativa nel 1995 con il romanzo Sombre Sentier (Seuil), che ha vinto il Premio del Festival di Vienne nel 1995 e quello del Festival di Saint-Nazaire nel 1996; qui fa la sua prima apparizione la singolare figura dell’ispettore di polizia omosessuale Daquin, che seguirà l’autrice in tutti e tre i romanzi. Questo volume è seguito da A nos chevaux! (Rivages 1997), ambientato nel mondo della speculazione immobiliare e delle corse dei cavalli, e da Kop (Rivages 1998), che vede questa volta l’ispettore Daquin muoversi nel mondo del calcio. Il suo ultimo libro è Nos fantastiques années frics (Rivages 2001). In Italia, i romanzi di Dominique Manotti sono editi da Tropea.