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I Miserabili
GIORNALE DI LETTERATURA E MONDO FONDATO DA GIUSEPPE GENNA NEL 2002
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I Miserabili sono DAVVERO miserabili

miserabili_small2.gifIo ho un'amica. Quest'amica è per me estremamente speciale: è una fidanzata, una sorella, mai la mamma, una zia pettagola e censoria, una voce sempre fuori dal coro, il coro medesimo, un omosessuale maschio, un bantù, un'asceta, una rivoluzionaria. Questa mia amica, quando l'ho conosciuta, era una cicciona e ora è magrissima. Era bruttina, ora e da parecchio è bellissima. Se uno la ascolta, è brutta da sempre e sempre è stata molto più bella di quanto è ora. A volte è Remi, a volte Mazinga. A volte fa flap flap con le ciglia e seduce chiunque, ma non se ne accorge. Se mi manca quest'amica, io mi ammazzo. Descritta così, l'amica sembra quanto io penso faccia e sia uno scrittore. E' stata lei a costringermi a creare questa nuova categoria, Autogiustificazioni, su i Miserabili: perché una sua nuova litania è che i Miserabili è un sito che le fa schifo. Io ogni volta che la vedo, da un po' di tempo, spero sempre che non mi parli dei Miserabili. Non è denigratoria: è proprio un cataclisma, quando parla dei Miserabili. La motivazione precipua per cui i Miserabili non piacciono a questa mia amica: si parla troppo di scrittori italiani. Poi dice: è una categoria patetica, quella degli 'scrittori italiani'. Poi dice: è meglio quando ti occupi di stranieri. Poi sta zitta, ma si capisce benissimo cosa continua a pensare dei Miserabili. L'altro giorno siamo andati insieme a vedere Dogville di Lars Von Trier. A me viene da vomitare per le riprese in movimento, sto malissimo, ma la mia amica non manca di voltarsi verso me, nel buio della sala, per farmi sapere in silenzio che i primi dieci minuti di sfiga grottesca nel film, in realtà, sono lo schifo preciso che le si inietta dentro quando legge i Miserabili, come se Von Trier pigliasse per il culo i Miserabili. Mi guarda, certe volte, ed è come se mi domandasse di autogiustificarmi. Ecco quindi la mia autogiustificazione. Che è questa: i Miserabili sono davvero miserabili. Se la miseria vi fa schifo, andate altrove. Non è soltanto una citazione da Hugo: è che qua si produce proprio miseria.

Cosa fanno i Miserabili
Essenzialmente due cose: berciano nella povertà economica e morale tramite riscatti folgoranti e perpetuazione della miseria stessa; consumano delitti. Un Miserabile è spregevole, in quanto è marginale ed è, anche, assassino di civiltà e, al tempo stesso, propagatore del virus spirituale della Miseria. I Miserabili muoiono, fisicamente, come tutti, ma sempre, in ogni spazio e in ogni luogo abitato dall'umanità, è esistita la forma vivente del Miserabile.
Le case popolari di Milano, a Calvairate, dove sono vissuto per anni e anni, erano popolate da Miserabili, me compreso, e i Miserabili, non precisamente gli stessi, le abitano tuttora.
I barboni, detti retoricamente homeless, sono Miserabili: irradiano tanfo e splendore.
I negri, detti retoricamente extracomunitari, sono Miserabili: arrivano e portano la microcriminalità e ci investono di nuove storie e favole.
Gli operai, detti retoricamente " ", non esistono più ed erano dei Miserabili e tutti, a un certo punto, hanno pensato che il mondo fosse operaio.
Gli hacker, detti retoricamente hacker, sono Miserabili perché sono i nuovi barboni cattivi che vogliono abbattere la proprietà, che è di per sé una delle tante cose miserevoli.
L'idea, detta retoricamente retorica, è Miserabile perché è essa stessa che pensa di pensare l'uomo e illude l'uomo di essere libero di pensarla.
Gli scrittori, in particolare quelli italiani, sono Miserabili perché non servono a niente, a niente, a niente, e raccontano delle storie.

i Miserabili e gli scrittori italiani
Appena posso, nei prossimi giorni, scrivo qui della raccolta di interventi pubblicata nelle Holden Maps, che si intitola Dieci decimi: una miscellanea di scritture su scrittori italiani da recuperare, scritte da scrittori italiani di oggi. E', credo, importante: le letture degli scrittori sono sempre importanti, perché non fossili, bensì anarchiche, spiazzanti. Uno si legge quello che ha da dire Moresco su I Vicerè di De Roberto e, giuro, va di corsa a comprarsi quel romanzone. Niente apparati, niente accademia, nessuna pretesa, nessuna grisaglia. Evangelisti scrive su Salgari e uno sogna.
L'altro giorno, in ospedale, un vecchietto mi dice: sono povero, adesso Le racconto come sono diventato povero.
La Miseria, che è l'Umano, e non è storicamente né emendabile né censurabile né augurabile (poiché sarebbe come censurare o augurare un corpo e una mente), per me fa le storie e scompiglia le idee quando esse tendono a occupare, simili a ultracorpi, l'umanità e si cristallizzano in forme stabili.
Spesso i Miserabili sono contemporaneamente patetici e autopatetici, feroci e vittimisti. Esattamente questa è la retorica che io pratico in questo blog.

Letteratura e Miseria
La letteratura è questo: i testi. Gli scrittori sono gli scrittori, non sono la letteratura. Se parlo dei testi, non faccio letteratura. Se parlo degli scrittori, nemmeno. Se, invece, parlo della guerra, può darsi che io faccia la guerra. La letteratura non parla della guerra: sarà letteratura che nasce e finisce in immagini e suggestioni della guerra, ma non è guerra: è letteratura.
La cosa che si fa su i Miserabili è una specie di pubblicità: di me stesso e di altri, di testi, di idee. Poiché è raro, per quanto consta alla mia singolare esperienza storica, che un Miserabile, afflitto da prurito al culo, non si gratti il culo nel momento in cui prova il prurito, ecco una buona definizione di quanto faccio qui: mi gratto in pubblico. Nel grattarsi non c'è aggressività: la pelle è la mia, anche se la si vede in pubblico. E si tratta, non va dimenticato, di un pubblico minimo.

Differenza tra Clarence e i Miserabili
Per mail, mi arriva di frequente questa domanda: perché non rifai esattamente Società delle Menti e fai questa cosa qui che è meno bella?
La risposta è: a Clarence mi pagavano e mi davano 'obbiettivi' culturali che non coincidono con i miei. Ulteriore risposta: faccio una cosa meno bella perché la Miseria è meno bella dell'idea poetica che ci si fa della miseria.

Rapporti con il mondo della cultura
Non faccio i Miserabili per intrattenere rapporti con il mondo della cultura. Leggo, vedo film, faccio cose: le racconto, qui, in una forma che non è letteratura, poiché non ogni raccontare è letteratura.

Anilictus
Non lecco il culo a certi. Non sono in cerca di favori e/o sdoganamenti. uso la Rete per diffondere quanto 'io' penso di potere diffondere, come naturale prosecuzione della diffusione praticata da esseri umani che amo e stimo e verso i quali nutro sentimenti contradditori e ambigui.

Attività equivoca
L'equivoco non è esecrabile in alcun modo. La Miseria è un equivoco. la letteratura è il massimo grado di equivoco che il linguaggio umano può permettersi.
Qui si cerca l'equivoco.

Tattiche storiche e strategie metatemporali
Di questa cosa qui sopra, non esiste qui l'ombra.

Padri nobili
I padri sono padri: nobili e ignobili. A un dato punto, i padri muoiono. Qui si tenta un racconto, il più completo e sbagliato possibile, di quali furono le loro glorie e le loro indegne meschinerie, le loro colpe e le loro virtù, le storie che vissero e che io stesso sto vivendo.

Altro da dire
Rimane sempre altro da dire. Neanche la letteratura riesce a dire tutto l'altro che rimane da dire.

PS.
Per ulteriori, ultremi chiarimenti, come sempre, rivolgersi al passato, che è sempre una cosa reazionaria e sbagliatissima: se lo si vìola, si disintensifica l'errore.




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Martedì 9 Dicembre 2003

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