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I Miserabili
GIORNALE DI LETTERATURA E MONDO FONDATO DA GIUSEPPE GENNA NEL 2002
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Desiati: l'Antieroe

di Mario Desiati
desiati.jpgevangelistiparty.jpg[Mario Desiati, redattore di Nuovi Argomenti, è autore di Neppure quando è notte, uscito per i tipi peQuod, uno dei casi letterari dell'anno. Il pezzo che qui pubblico è parte di un più vasto e articolato intervento, che apparirà sulla rivista uozap?]

Una volta per tutte qualcuno dovrà pur fare un discorso sulla narrativa degli ultimi quindici anni e dire. Esiste un eroe letterario? Esiste un personaggio che possa essere entrato nelle vene, nelle coscienze e nella mente di tutti? Insomma quello che è alla base di ogni storia è un personaggio, e il personaggio che riesce a serializzarsi dentro l’immaginario di una cultura. Se non, esiste almeno un suo surrogato, qualcosa che travalichi l’opera di un autore e resti. Certo adesso ad alcuni verranno i soliti nomi di commissari, ispettori, poliziotti e agenti speciali che si serializzano per necessità di genere e di marketing editoriale. Vedi la paranoia sul noir. Evviva quelli che dicono che tutto è letteratura. La qualità non è nei generi, ma nell’opera. Solo di opera in opera possiamo dire cosa è letteratura e cosa non lo è.

Inutile girarsi i pollici e pensare, ma l’eroe letterario della narrativa italiana degli ultimi venti anni è l’asino Giovale di Vincenzo Pardini. Chi ha avuto la fortuna di leggere la saga di Giovale nei romanzi e nei racconti di Vincenzo Pardini, può capire cosa significa ancora creare un personaggio nella coscienza letteraria di qualcuno. Giovale ha un anima, è umano, lascia traccia di sé quando il libro è chiuso, è leale. La lealtà è la caratteristica principale dell’eroe in letteratura.
Bene. Ma se Giovale è l’eroe, chi è l’anti-eroe? Chi non ha anima, chi non ha umanità, chi è completamente sleale. O semplicemente chi è troppo umano.
Se per cercare un eroe nella nostra narrativa bisogna prendere un asino, come antieroi il discorso è molto più ampio e complesso. Il Golem è certamente l’antieroe per eccellenza del secolo passato, in Italia non è mai esistito nulla sino a questi anni, sino all’inquisitore Eymerich. Un misto di crudeltà, lucidità, calibrata ferocia. Certamente molto più sgomentevole di It, il pagliaccio di McDonald che Stephen King ha usato per spaventare quattro bambini obesi americani.
In Antracite c’è un antieroe. Un antieroe che cammina dentro un'atmosfera scurissima, cupa, grigia appunto come l’antracite. È il truce Pantera, un messicano dagli occhi di ghiaccio che gira con la sua Colt in uno scenario americano ridisegnato dopo la guerra civile. Non è un romanzo western come si potrebbe pensare dall’ambientazione (America, Pennsylvania seconda metà dell’Ottocento). Ci sono invece elementi che connotano l’opera in un quadro che appartiene allo schema del romanzo storico. La ricostruzione attendibile, l’utilizzo di un apparato bibliografico che viene messo anche a disposizione del lettore alla fine del romanzo.
Trovatemi a questo punto una storia western che parli di scioperi, comunisti, terrorismo e attacco allo stato. Soprattutto una storia civile che racconti le condizioni disumane degli operai nella Pennsylvania del XIX secolo, l’utopia dell’autogoverno operaio ecc.
In questo quadro storico Pantera si mette al servizio di un gruppo chiamato Molly Maguires, una sorta di gruppo terroristico.
C’è tutta una tela di spionaggio e controspionaggio tra gruppi sovversivi, lobby minerarie e politiche, un'America che cambia sullo sfondo di una svolta economica epocale. Pantera non ama le donne, si vede il modo in cui tratta Kate, ma alla fine saprà riscattare questa sua apparente misoginia con un gesto di disperato idealismo proprio assieme alla giovane Kate. Pantera non ama neanche i suoi committenti. È un mercenario dal cuore di pietra. Esegue e basta. Pantera non ama neanche i piaceri della vita. Magistrale il racconto dell’incontro con la prostituta Jitka e la storia che ne segue.
Evangelisti è uno scrittore che anticipa, che apre un solco su quello che spesso nei romanzi non avviene, usa un linguaggio fatto di parole e sensazioni impressionanti, sono pennellate decise. La descrizione delle tane dei topi nella miniera resta un quadro di un degrado devastato e fuori ogni classificazione.
Pochi giorni dopo il movimentato salone del libro parigino del 2002, alcuni narratori e poeti italiani si erano lamentatati davanti al sottoscritto di essere stati trascurati dalla stampa transalpina' a scapito di uno scrittore di genere che non avevano mai sentito neanche nominare. Questo scrittore si chiama Valerio Evangelisti. L’inventore del più importante antieroe degli ultimi anni.
La letteratura ha bisogno di eroi e antieroi.
Antracite è il romanzo ideale per capire perché la società letteraria italiana è involuta, ancor più se considera Evangelisti uno scrittore di genere.




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Giovedì 30 Ottobre 2003

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