di Emanuele Giordano

[Con un qui irrivelabile nickname, Emanuele Giordano movimenta da anni, ben da prima dell'avvento dei blog, la Rete italiana. E' certo che chiunque sta leggendo queste parole ha letto altre parole di Emanuele Giordano: soltanto, non sa trattarsi di lui, ovvero di una delle menti critiche più acute del nostro Web e non solo]
Appena apro un libro di Valerio Evangelisti (ac)cade il silenzio. Affascinato vorrei trascorrere sveglio la notte, ogni notte, perpetuamente insonne, a sentire la avventure prodigiose; mentre egli accenna che là in fondo, dietro la linea dell’orizzonte, stanno altri mostri, altre magie, incantesimi, regni dei morti, atomi psichici. Ci si espone alle “forze del profondo”, la sua vitalità è di farti vivere un’esperienza nell’immagine e dell’immagine, uno sviluppo “enantiodromico” di nuclei sotterranei di per sé difficili da descrivere che sono gli archè: inquietum cor nostrum. L’intellettuale arte della combinazione storica, dell’invenzione e della riapparizione del mito rare volte ha raggiunto esiti così compiuti in uno scrittore che riesce nei suoi libri a dimostrare l’illusorietà dell’idea di una vita universale pacificamente progredita da forma a forma, attraverso continue bonifiche annullanti ogni archetipa palude che vorrebbe tacere, nascondere l’energia pulsionale dell’animalità umana, e nello stesso tempo ride di questa assoluta e iniqua immagine di morte e dolore che emerge nelle sue storie.
Uno sconfinato spazio dell’esperienza dell’intreccio indissolubile di bene e male, così com’è articolato nei plot narrativi di Evangelisti, porta il suo attacco a chi fissa l’esperienza dell’inferno in un “al di là”; la visione materialista del Male emerge davvero con la minaccia della sua verità: l’uomo ha l’inferno sotto le calcagna! (“l’anima sente il fuoco per il fatto stesso che lo vede; ed è bruciata perché essa si guarda bruciare”, Gregorio, Dialogorum libri quattuor de vita et miraculis patrum italicorum et de aeternitate animorum)
Ma il Male senza rimedio non impedisce, non rende impossibile nell’uomo un’altra possibilità di gestazione dell’esistente. La Discesa all’Ade di Evangelisti è liberazione. Lui sa afferrare la Notte, sa immergersi nel fulgore dell’ombra, i suoi libri sono il risultato di un lungo lavoro di preparazione, estenuante passaggio negli inferi della Storia, alla ricerca di un ulteriore livello della Notte, più sostanziale, sorta di carne segreta che consente veramente di prendere corpo, di sviluppare quella condizione percettiva, quello sguardo scuro, uterino, che dischiude un sotto-fondo della visione. C’è nella sua scrittura un lavoro di colorazione e intensificazione che rende tutto vivente, tutto è personificato, ogni rumore contiene una voce che risponde ad un’anima che s’interroga. C’è una radicalità nel lavoro immaginativo di Evangelisti che vive dell’abisso della ferita, che gli consente di offrire nei suoi libri uno sguardo decantato ma non disincantato, in cui nulla è estromesso, tutto è passibile di trasmutazione e reintegrazione. I mondi che rappresenta sono reali e oggettivi, lo spirituale prende corpo e il corpo diventa spirituale. In ultima istanza Evangelisti ci fa vedere ciò che noi siamo e ciò che potremmo divenire nel bene e nel male. La potenza che può sostituirsi al potere. I suoi libri sono classici delle possibilità dell’Immaginazione nella Vita.