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I Miserabili
GIORNALE DI LETTERATURA E MONDO FONDATO DA GIUSEPPE GENNA NEL 2002
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Intervista a Evangelisti

di Giuseppe Iannozzi
evangelistiparty.jpg[Presenza leggendaria e intrusiva della Rete italiana, Iannozzi è uno dei tenutari del bordello critico e letterario KingLear, che continuo a scordarmi di linkare a dovere - me ne scuso, lo farò presto. L'intervista che qui pubblico è stata rilasciata da Evangelisti a Iannozzi ai tempi dell'uscita di Black Flag, la puntata della saga di Pantera che precede Antracite]

Che cosa (o chi è) è Black Flag?

R: E' un romanzo che continua idealmente il discorso iniziato con Metallo Urlante: il metallo si sostituisce alla carne, ma la sostituzione allude a un più generale raffreddarsi dei rapporti umani.
Le tre storie intrecciate che compongono Black Flag approfondiscono il tema: trattano soprattutto dell'assenza di valori e di solidarietà quali fattori che generano violenza, fino al punto da far divenire la violenza stessa l'unica forma di rapporto tra le persone.

Pantera è un personaggio atipico, almeno a mio giudizio, nel senso che è il ritratto di un cavaliere solitario che sfida con ferocia e poesia distruttiva il suo tempo: ma chi è in realtà Pantera?

R: Pantera è un mistero vivente, come lo "straniero senza nome" interpretato da Clint Eastwood nei primi western di Sergio Leone. Della sua biografia si sa poco o nulla; idem delle sue finalità, e del perché pratichi la magia. Anche la sua personalità è enigmatica, e io spendo poche parole per descriverla. In realtà Pantera non è una persona ma una forza, però non sappiamo bene se demoniaca oppure angelica.

Quando hai pensato al personaggio di Pantera, già presente in Metallo Urlante, ti sei ispirato ad un modello umano reale o a un prototipo frutto della tua immaginazione?

R: Ho pensato allo "straniero senza nome" a cui accennavo, e a molti protagonisti dei western all'italiana.

Pantera, se oggi fosse un personaggio in carne e ossa introdotto nel mondo reale, quale bandiera politica indosserebbe? Perché?

R: Pantera non indosserebbe alcuna bandiera. Se proprio dovesse, sarebbe quella nera dell'anarchismo: è infatti un individualista dotato di sensibilità sociale. Appartiene in fondo alla stessa razza dei suoi nemici, ma se ne differenzia per grado di socialità, anche se con molta riluttanza..

Credi che sia importante tradurre le esperienze politiche in soggetti per la fantascienza?

R: Non è obbligatorio, ma se si decide di farlo, la fantascienza offre un veicolo eccellente. Permette infatti di usare metafore e allegorie e di sottrarsi alle impasse del manifesto ideologico e del predicozzo.

Nicolas Eymerich, inquisitore, e Pantera, pistolero e stregone… Se mai un giorno si dovessero incontrare in tuo romanzo, si odierebbero? E’ possibile dire che l’inquisitore e il pistolero sono le facce opposte della stessa medaglia?

R: Non si odierebbero fino in fondo, proprio perché hanno tante similitudini. Ma in Pantera è netta la distinzione tra bene e male, mentre in Eymerich non lo è o, per meglio dire, è fraintesa. Per Eymerich il bene equivale alla legge cui obbedisce, che crede dettata da Dio, mentre in realtà è la sua. Inoltre Eymerich pretende di assoggettare con la forza il prossimo, cosa che Pantera, più coerentemente individualista, non fa.

Pantera assomiglia a una sorta di messia: il suo senso di giustizia è determinato – il più delle volte – dal suo istinto, un istinto antropologico eppure poetico. Hai mai pensato che Pantera potrebbe
essere l’icona di una religione laica se non addirittura, per assurdo, agnostica?

R: Proprio da questo nasce il suo mistero, il suo esserci senza che si sappia da dove è venuto. Sia in Metallo Urlante che in Black Flag pare incaricato di una missione che solo lui conosce. Potrebbe trattarsi di quella che dici.

La fantascienza italiana, a mio giudizio, ultimamente si sta avvicinando molto al mainstream; tuttavia non credo che sia possibile parlare ancora di “fantascienza umanistica”. Tu, insieme a Masali, siete i principali portavoce di una SF superiore: spesse volte si tende a scrivere SF di
consumo, ma le storie che tu e Masali create non sono semplici affascinanti storie, sono anche una lezione di stile. I romanzi incentrati su l’inquisitore Eymerich, a mio giudizio, sono capolavori
umanistici assolutamente non inferiori ai lavori di Umberto Eco. Sto facendo una analisi sbagliata? Correggimi…

R: Non sta a me essere il critico di me stesso, e lascio a te la responsabilità del giudizio che esprimi sui miei lavori, anche troppo lusinghiero. Noto solo che sia io che Masali, più qualche altro nominativo che potrei aggiungere, siamo casi abbastanza anomali, e non è che abbiamo rimodellato la fantascienza italiana (per quanto mi riguarda, poi, non so bene quanto la definizione "fantascienza" mi si applichi, anche se dalla SF traggo non pochi elementi narrativi). Il noir italiano, che è un vero vivaio di talenti e che si muove compatto, comincia oggi a godere della considerazione che merita. Quello della fantascienza è invece un campo molto più accidentato. Esistono delle potenzialità che si tratta di sfruttare, questo sì, ma la battaglia è ben lungi dall'essere vinta.

Ma chi sono i Black Flag che citi quasi ad ogni capitolo? Io penso che siano stati tra i portavoce di una generazione votata al nichilismo e all’autodistruzione: Sinking/ Wanting/ Thinking/ Sinking all the while/It hurts to be alone/ When it hurts to be alone/ When it’s cold outside/ When it’s cold inside/ When it hurts to be alone/ It hurts to be alone.
E Pantera: cosa ne pensa dei Black Flag?

R: I Black Flag sono stati un mito della rivolta punk proprio perché sapevano interpretare, meglio di altri gruppi, il disagio esistenziale di una gioventù rimasta priva di certezze e di valori condivisi, dopo decenni di idealismo. Erano in qualche modo antitetici ai Clash, che per quello stesso disagio proponevano soluzioni. Pantera adora i Black Flag, ma ha anche una certa nostalgia per i Clash.

Black Flag ha un messaggio da trasmettere alla società? …un qualsiasi messaggio per il presente che viviamo, un presente sempre più condizionato dall’intolleranza razziale e dalle mode del villaggio globale.

R: Nessun messaggio. Il messaggio se lo devono formare i lettori. Io mi limito a fornire a questi ultimi storie capaci di inquietarli e, magari, farli riflettere.

Seguirà un nuovo capitolo incentrato sul personaggio di Pantera? Quanto c’è di te in Pantera? E nell’inquisitore Eymerich?

R: Sia Pantera che Eymerich sono due sfaccettature della mia personalità: nella mia vita quotidiana prevale la prima, nella zona più buia della mia mente la seconda. Al momento non ho altri Pantera in vista, ma piuttosto un romanzo intitolato Paradice, che approfondisca la descrizione di uno dei mondi tratteggiati in Black Flag. Sarebbe il terzo capitolo della serie Metallo Urlante.

I tuoi progetti futuri: vuoi svelare qualcosa ai tuoi ammiratori?

R: In settembre uscirà l'ottavo romanzo di Eymerich, Mater Terribilis. Lo seguirà a ruota una "graphic novel" (cioè un romanzo a fumetti) intitolata La Furia di Eymerich, ispirata all'omonimo sceneggiato radiofonico. In questi giorni lavoro soprattutto alla sua sceneggiatura (e a mille altre cose: troppe per elencarle).




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Lunedì 27 Ottobre 2003

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