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I Miserabili
GIORNALE DI LETTERATURA E MONDO FONDATO DA GIUSEPPE GENNA NEL 2002
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Gangs of New World

evangelistiparty.jpgSe qualcuno ha percepito, quando è apparso Metallo urlante, un salto di intensità letteraria che Evangelisti aveva compiuto - se, quindi, siete lettori che leggono Evangelisti in una simile prospettiva, ravvedendo nella sua scrittura un progresso costante e un crescendo di potenza non soltanto immaginifica -, allora preparatevi a un'accelerazione di quelle che conducono nell'iperspazio. Esattamente come Mater Terribilis è risultato per me un balzo oltre un buco nero dall'universo Eymerich a qualcos'altro, così Antracite mi è sembrato un momento decisivo in cui un universo si forma e regna su se stesso - dall'altra parte del buco nero. Si tratta, è ovvio, di un'impressione: va passata al serchio delle strutture (mie) e delle intenzioni (di Evangelisti). Non so se ho còlto tutto, non so se ho capito bene ma, si sa, la letteratura non è un enorme Bartezzaghi, non c'entra nulla con le parole crociate e gli anagrammi. O, forse, sì. Come dimostra Antracite: un enorme, sterminato regno dell'inframezzo in cui simboli nomi e forme si dispiegano con una coerenza inquietante e non completamente decifrabile. E' come se Tex Willer entrasse nella vicenda del Graal, accompagnato da Marx e Benjamin, in uno scenario che sembra il West, in un'avventura che sembra un film di Sergio Leone. Ma che è un percorso iniziatico. Socialismo, spiritualismo, addirittura spiritismo, storia, genere fiction: ecco gli ingredienti del cocktail che Evangelisti versa per noi in una coppa di smeraldo verde.

Privilegio le mie ossessioni, enfatizzo i miei nuclei nevrotici, amplio all'infinito i miei interessi. Io entro nella storia di Evangelisti come Giuseppe Genna: attuo lo stupro. Prima di compiere questo violento mercimonio sul corpo (letterario) di questo che annovero tra i massimi scrittori contemporanei italiano, devo però per onestà sottolineare un realtà indiscutibile e oggettiva. Questa:

ANTRACITE E' UN LIBRO CHE SI LEGGE DI UN FIATO, SI LASCIA DIVORARE, TI PRENDE ALLA GOLA E NON TI MOLLA PIU' FINCHE' NON L'HAI FINITO. ANZI, NEMMENO DOPO CHE L'HAI FINITO.

Questa è una delle tante abilità di cui Evangelisti magistralmente dispone. Non so come abbia fatto a svilupparla, a costruirsela con gli anni e col lavoro: qui c'è una tara genetica, secondo me, qui c'è un'inclinazione del tutto naturale. La scrittura di Evangelisti è pazzesca anche perché strabatte il fumetto: è un acceleratore neutrinico, le sinapsi cortocircuitano a un ritmo impressionante, il dito preme sull'angolino della pagina, si desidera andare assolutamente avanti. Cioè, per dirla con parole mie: Evangelisti ci reintroduce nell'incanto dell'infanzia. Avete presente? Quei momenti in cui gli universi della letteratura germinavano e sbocciavano come complicatissimi fiori d'estasi, semplici al tempo stesso, una sorta di gioco assoluto e stupefacente. Che fosse Salgari o Charrier non importa: era la vita, tutta, ed era più della vita, era l'infanzia dell'Enfant Roi, e questa era l'iniziazione alla Letteratura. Ecco, Evangelisti, prestidigitatore e agitatore della Letteratura, è in grado di fare riprecipitare chiunque in quello stato di sogno vero. E cosa sarebbe cambiato da allora? Noi, ovviamente. Nel senso che ora siamo più abituati alla Storia e la consideriamo più vera del sogno. Fatemi leggere Charrier oggi e avrete un uomo deluso davanti a voi. Ecco, quindi, l'autentico miracolo di Evangelisti:

ANTRACITE FA VIVERE L'INFANZIA NEL MOMENTO STESSO IN CUI IMMERGE IL LETTORE NELLA STORIA.

E la madonna!, si dice uno, ma chi è 'sto Evangelisti?, Leopardi? Domanda legittima, che però io consento soltanto a coloro che, del genere, non abbiano mai fatto esperienza. Perché la forza di Evangelisti, la sua impressionante potenza mesmerica, la sua ipnosi regressiva e progressiva è proprio questa: la forza del genere.
Quale genere? Il giallo? Il noir? Il fantasy? La fantascienza? L'hard boiled? Il saggio storico? Il fumetto? Il cinema? Nessuno di questi e tutti questi assieme. Il genere su cui Evangelisti lavora è, se così si può dire, il Genere Letteratura. E' un vecchio strumentario che, attualmente, appare un po' arrugginito. Evangelisti, invece, ha passato anni a lucidare bisturi, caleidoscopi, binocoli, carte truccate, armi metalliche, pozioni cialtronesche, medicine miracolose, stetoscopi, bamboline voodoo, ciocche di capelli, ossa animali, trucchi da mago, passaporti falsi, amplificatori al fulmicotone, produttori di radianza, pendoli, dadi, pillole, yoyo. Evangelisti è un prestigiatore, certo, ma soltanto nel senso in cui il prestigiatore è un'invenzione massonica (e lo è a tutti gli effetti) per significare la presenza di un Mago e, infine, di un Illuminato. Per intenderci: non so se avete visto Mulholland Drive, il film di Lynch. E' lì che troviamo Evangelisti: in un teatrino metafisico, nascosto, in cui avviene una rappresentazione che non è una rappresentazione, una specie di miracolo della finzione che arriva a scuoterci e a farci uscire dalla nostra personalità (e infatti è il momento in cui avviene l'inesplicabile svolta del film di Lynch: non la si vede, la si vedrà nella sequenza successiva, ma avviene lì). Lì, in quel palcoscenico alchemico, che pare un avanspettacolo da maghi di periferia, è il Diavolo (ma nel senso di Lévy-Strauss, per cui Santa Klaus è il Diavolo) a dire che "No es banda", a compiere un miracolo per pura presenza (alla fine del film lì si torna, infatti). Ecco, per l'appunto, ai miei occhi e soltanto in un certo senso,

ANTRACITE E' MULHOLLAND DRIVE.

Anzi: è più del capolavoro lynchiano. Perché è più facile lavorare al di fuori della linearità. Uno storta la linearità, devasta la coerenza della linea causa-effetto, sovrappone e incrocia piani spazio-temporali: e ti credo che entri nella finzione! Fallo senza toccare la linearità: prova, se ci riesci. Io, per esempio, non ci riesco. Evangelisti, sì. Impressionante, da questo punto di vista, la prima metà del romanzo, che, provocatoriamente, potrebbe così riassumersi: Pantera incontra varie persone. E' così: Pantera, il protagonista sciamanico della saga fantasy western di Evangelisti, guarda per noi e incontra di faccia molti uomini, qualche donna, dei ragazzini. Uno via l'altro. Una progressione lineare. Ebbene, provate a staccarvi dalla lettura. Provate a mollare la presa su questa struttura che appare semplice, molto conosciuta, arcaica quasi, e perciò - nell'ideologia del presente spettacolare - rozza. Non ci riuscirete. Non ci riuscirete perché qui è in ballo una struttura mitica, che l'uomo ha elaborato dai primordi e che la letteratura ha sempre riesumato o, meglio, fatto risorgere. La Scala Mistica dei platonici in epoca di Scolastica, a conti fatti, non era nulla di più di questa struttura linguistica e immaginale: può curvare, allontanarsi per poi tornare, deviare, farsi larga - ma è diritta, essenzialmente, perché è fatta a tappe. A ogni tappa, una stazione spirituale. Queste stazioni spirituali sono modalità di essere, di parlare, di pensare, di immaginare: modi differenti di fare l'esperienza di sé e del mondo. Lo si chiami Graal, Vello d'Oro, Itaca, Nakiketas, Ain Soph, Beatrice, Notre Dame, V - lo si chiami come si vuole, ma sempre di un approdo, della fine di questa diritta via si tratta. E' per questo che, anche più che negli altri libri di Evangelisti,

IN ANTRACITE SI REALIZZA UNA VIA SAPIENZIALE PER TRAMITE LETTERARIO.

Su questo "sapienziale" vorrei spendere alcune parole.
Scusate, interrompo. Adesso riprendo. Ok, ho ripreso.
Sono andato a mangiare. Poi su Rete4 c'era Per un pugno di dollari, il film di Sergio Leone. Stavo, per l'appunto, pensando a Segio Leone, a proposito di Antracite, e la sincronicità mi conforta. Perché, nel momento in cui parlo di "sapienzialità" a proposito di Evangelisti, lo faccio allo stesso modo in cui ne parlo a proposito di Sergio Leone. C'è una frase, in Per un pugno di dollari, alla fine del film: "Il governo messicano da una parte, quello americano dall'altra, e io in mezzo? Non credo sia il caso". Questa è, per l'appunto, la letteratura, questa è la sapienzialità. Il mondo è uno scontro titanico tra poteri istituzionalizzati, tra governi mortuari, tra spettrali organizzazioni che tentano di irregimentare l'esistente: sia l'esistente un continente che, per natura, non avrebbe confini, sia esso la mia vita, il potere è comunque qualcosa che, apparentemente umano, perverte l'umano, fa nascere la vicenda collettiva e individuale di riscatto, di abolizione dell'ordine stesso. Vado per le spicce, anche se la questione meriterebbe, come ha meritato nei secoli dei secoli, un più ampio approfondimento. Ecco, dunque la sapienzialità: nemmeno "stare nel mezzo", ma sottrarsi per continuare a essere. Sottrarsi al gioco del governo sull'esistente, sottrarsi persino alla nominazione del finto gioco tra poteri diversi, nemmeno stando "nel mezzo". E dove, allora? Sergio Leone non chiarisce, poiché l'unica parola, in questo caso, non è una parola, non è un chiarimento, non è un linguaggio: è andare verso un'altra storia, è il nomadismo spirituale che non fossilizza. Proprio come Eastwood alla fine della frase citata: prende e se ne va. Dove? Boh. Però è chiaro che andrà da qualche parte. Tiene aperte le possibilità, ma non secondo la tattica dell'immaturità, per cui tutto è sospeso nell'indeterminatezza dell'idiozia: no, per il Nomade Eastwood il mondo non dilegua, la storia non è semplicemente racconto, oppure lo è a patto che la fine sia questa: un nuovo inizio.
Questa sapienzialità, che è il sacro che tutte le religioni non sono riuscite a praticare nel loro abbattere il nomadismo in fede nera, appare evidente nello snodarsi della vicenda e delle vicende di Pantera, l'eroe solitario di Antracite, il protagonista del nuovo ciclo di Evangelisti, iniziato con Metallo urlante e proseguito con Black Flag. La vicenda di Pantera cade sotto la precisione, del tutto spontanea, con cui l'uomo percepisce il proprio itinerario mitico, che è un itinerario non tanto di scoperta di sé, quanto di esperienza di quella scoperta: un itinerario a stazioni, un itinerario diritto. Le stazioni di quel pellegrinaggio stanno a distanze e latitudini molto diverse, ma non c'è dubbio che, una volta attraversata una stazione, essa sia acquisita per sempre. Ciò è abbastanza impressionante, rispetto alle saghe di Evangelisti: i personaggi crescono in profondità. Oppure: si sviluppano, ma in maniera molto indefinibile, come se acquisissero una pelle interna, o una seconda vista, o una terza morte. Evangelisti non sarebbe in grado di ripetere: ripetere meccanicamente non fa parte della strumentazione dello sciamano. Lo sciamano sembra che ripeta (che ne so?, un mantra, per esempio...), ma in effetti non lo sta ripetendo: sta accelerando verso un regime di azione che tiene conto della storia, dell'ambiente, del momento, dell'uomo, del demone, del non spazio e del non tempo. Così fa Evangelisti: non ha messo in piedi, come pensano alcuni idioti, una macchina narrativa, non ha allestito un personaggio. Più che personaggi, quelli di Evangelisti sono homuncoli: rappresentazione emblematica, perfino carnalmente emblematica, della potenza umana, arcangelica, divina (un dio certamente qualificato, ma comunque un dio). Per questo, mi sembra di poter dire che, nel suo genere,

IL GENERE DI ANTRACITE E' LA SCRITTURA SACRA

ma una scrittura sacra senza chiesa, senza nulla di chiesastico o di templare. A meno che non si guardi a una chiesa interiore, un tempio interiore.

Manca molto da dire su Antracite. Per esempio, la questione fondamentale dell'emblematicità storica e della storia emblematica: le vicende del protosindacalismo unionista, il socialismo fabiano di stampo anglosassone, il marxismo, l'idea anarchica.
E anche: la fondazione del Nuovo Mondo. Evangelisti sceglie un momento nodale di una formazione geofisica e spirituale, di una collettività che sarà poi destinata a quello che stiamo sperimentando in questi continuamente tragici giorni. E' un Gangs of New World, quello che allestisce Evangelisti.
E la questione ecologica, così intimamente legata alla fase alchemica della nigredo (i paesaggi ricoperti della fuliggine spessa dell'antracite). O l'antrace, anche, e tutto il delirio del principio-responsabilità di Jonas, ultimo comandamento che l'uomo ha violato.
E poi il terrorismo di matrice spiritualista (ma quale terrorismo non è di matrice spiritualistica?), la nominazione dei luoghi (con l'incredibile meticciato anglo-pellerossa della geografia di Antracite), i paradossi della macroficisca e della microfisica (in netta continuità con l'ultrapsichica che Evangelisti richiama in continuazione), l'abolizione e contemporaneamente l'elevazione in cielo del paradigma psicoanalitico.
C'è, c'è tutto in Antracite, in Evangelisti.
Si deve per forza continuare l'Evangelisti Party: per parlare di queste cose...




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Martedì 21 Ottobre 2003

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