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I Miserabili
GIORNALE DI LETTERATURA E MONDO FONDATO DA GIUSEPPE GENNA NEL 2002
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Roth: L'animale morente

rothanimale.jpgroth.jpgEsce da Einaudi l'ultimo capolavoro (nel senso che è il più recente) di Philip Roth, uno dei tre scrittori migliori al mondo (gli altri, secondo noi: Pynchon e DeLillo). Si intitola L'animale morente, 120 pagine che condensano in maniera vorticosa, mediana e allucinata al tempo stesso, l'umanità occidentale del nostro tempo. E' un controlamento di Portnoy, un manuale a uso della finitudine umana con cui tutti i noi dobbiamo fare i conti. Ed è un diorama definitivo, un gemmario delle solitudini e delle euforie, del sesso mortuario e della morte sessuale, un astrolabio che calcola sigizie conosciute e nascostissimi efelii del nostro vivere quotidiano, storico e spirituale. E' un libro che non ha niente a che vedere con la religione e molto con la metafisica. E' la storia che diventa Storia. E' il capolavoro allo stato quintessenziale. Composita solvantur: sic transit historia hominis. Roth, in piena esplosione di sé, approfondisce la lordura e lo splendore della Macchia umana - e ci restituisce Shakespeare in pieno 2003.

E' un'accelerazione continua, questo Animale morente. Se esistesse una matematica delle poetiche e dei capolavori (e, infatti, esiste) si potrebbe dire che L'animale morente sta a Roth come Body art sta a DeLillo.
Chi è l'animale morente? Chiunque. Ma specialmente lo è il protagonista e voce narrante del romanzo di Roth: David Kepesh, docente universitario di letteratura, discreta celebrità mediatica grazie a programmi televisivi e radiofonici di natura culturale. La natura di Kepesh, tuttavia, è ben più che culturale: è animale. E' un delirio erotico continuo, condotto con la strategia del ragno predatore, una ricerca della pelle come graal perenne. In pratica, Kepesh, sessantacinquenne, si scopa le sue allieve ventiquattrenni appena hanno smesso di essere sue allieve (le pagine sulla dittatura del politically correct sono semplicemente memorabili). Facendo il vispo tereso nei prati pubici, Kepesh si imbatte nella Creatura: si chiama Consuela Castillo ed è figlia di esuli cubani benestanti, raffinati e puliti. La seduzione e la pratica erotica, magneticamente, scivolano verso la rappresentazione più shakesperiana, in tempi odierni, della gelosia, in un vortice che contamina vizi e virtù quasi ci trovassimo, tutti noi e Roth per primo, nel cuore di un'età barocca (barocca alla grande). La fine della relazione con Consuela trascina il Professore in una cupa depressione (uno dei temi cruciali della poetica di Roth). Ma non è finita: ci attende (e, insieme a noi, attende Kepesh) il devastante Ritorno, la trasformazione ingiuriosa del corpo (non il suo, ma di Consuelo) e una scena mestruale che non ha pari nella letteratura contemporanea (forse soltanto la Carrie di King e le mutande della mamma di Handke in Felicità senza desideri si avvicinano, ma pallidamente, alle pagine di Roth).
Meditazione profonda dello scrittore ebreo americano: la consunzione, l'accartocciarsi della foglia riarsa, il trapasso, l'idea laica e l'idea iperuranica, il gorgo e il labirinto emotivo, l'inconscio che entra nel cono di luce - tutto ciò configura un capolavoro assoluto della contemporaneità che, nello stesso tempo, ascende alla corona letteraria di ogni tempo, pietra preziosa incastonata, provenendo da raffinazioni folgoranti e passando dallo stato di minerale grezzo a quello di diamante da guiness.
Impressionanti la facilità di scrittura, il coinvolgimento del lettore attraverso un monologo sciolto, tortuosissimo, cerebralmente profondissimo. Sconcertante l'onestà assoluta nell'affrontare la narrazione e se stesso. Illimitato il valore della tecnica e dell'umanità che sono state spese in questo affondo apparentemente lineare, che sembra mutuare il crisma della perfezione da certi gesti zen. Roth aggiunge una tacca a un'ascesa che sa di ascesi: l'ascesa al paradiso terrestre degli scrittori e l'ascesa al paradiso celeste degli angeli caduti e progressivamente redenti.
Da leggere assolutamente, non fate cazzate, ne va della vostra intelligenza, del vostro piacere e della vostra salute mentale ed emotiva.

Philip Roth, L'animale morente, Einaudi, 13 euro




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Lunedì 15 Settembre 2003

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